Le mani sulla Regione. Breve racconto sulla Mafia Pugliese.

bari-dallaltoÈ notizia di alcuni giorni fa di un ennesimo e cruente delitto avvenuto a Bari che riaccende i riflettori sulla guerra tra clan. La storia di questo ennesimo efferato delitto trova le sue origini in una lotta tra due famiglie per il controllo del territorio, in una guerra cittadina che appare lontana, distaccata dalle ultime notizie di cronaca. Oggi, quando si parla di Mafia o, più in generale, di organizzazioni criminali che controllano il territorio, si fa maggior riferimento ad una malavita fatta di persone in giacca e cravatta, quella che in gergo viene definita di “colletti bianchi”, che hanno caratterizzato gli ultimi fatti di cronaca di tale portata come, ad esempio, la vicenda di “Mafia capitale” o le infiltrazioni delle cosche mafiose a Milano e nelle altre città del nord, dove si interviene nella gestione e negli appalti per le opere pubbliche.
Qui al sud, nel caso concreto a Bari, sembra che tutto continui a giocarsi secondo antiche tradizioni: spari tra la folla, sangue per le strade, come nelle grandi guerre di mafia. In realtà questo non è altro che l’unico metodo per mantenere il potere perchè, anche se si trovano accordi tra famiglie o tra “gentil’uomini” e si scoprono metodi per raggiungere un fatturato sempre alto ma sicuro, non si può rinunciare al segmento militare perchè non può esistere capitalismo armato delle mafie senza sparare. Il sangue ovviamente richiama attenzione, serve a non lasciare che la distrazione colga determinati soggetti.

La criminalità organizzata barese è molto frammentata. In passato c’era il clan Capriati che gestiva il suo potere con una struttura molto ben organizzata, fatta di equilibri saldi, che partiva dalla città vecchia per ramificarsi in tutta la metropoli Pugliese e raggiungeva alcune province. Poi si è avuto il conflitto con il clan Strisciuglio che ha comportato il dissolvimento della vecchia generazione e ne ha determinato la nascita di nuove che avvertono l’esigenza di emergere, anche perchè c’è un spazio vuoto da occupare.
La storica guerra tra le due famiglie ha poi avuto un effetto domino di frammentazione su tutta la Puglia. Taranto è una città, ad esempio, che vive sotto l’influsso di tutte le organizzazione criminali pugliesi. Il territorio foggiano, invece, è infiltrato a ogni livello dall’organizzazione mafiosa chiamata “società foggiana” in grado di interloquire anche con la ’ndrangheta e la camorra. Foggia, e tutto il Gargano, vivono una pressione criminale spesso ignorata dai media nazionali. Il video del tentato omicidio di Di Bari, ripreso da telecamere nascoste e divulgato dalle forze dell’ordine, mostra come Foggia abbia una potente realtà criminale, capace di colpire in pieno giorno, senza troppa preoccupazione. Lo stesso Roberto Saviano, dal suo profilo twitter, afferma come il fulcro centrale della Mafia Pugliese risieda proprio a Foggia.
Molto spesso leggo e sento che la situazione mafiosa in Puglia sta diminuendo, in realtà quando c’è silenzio è perchè stanno riassettando o vivendo un equilibrio creato e voluto dalle organizzazioni criminali. La mafia pugliese non è mai dormiente perché è sempre presente nelle organizzazioni mafiosi italiane, ne rappresenta addirittura una parte della sua spina dorsale.
Nella vicenda del 12 gennaio scorso si è usato un kalashnikov, un’arma da guerra che dopo le vicende parigine è diventata nota a molti (tanto che “Porta a Porta” gli ha dedicato una trasmissione), ma l’uso di questa arma non è stata una sorpresa, perchè sono armi che da tempo girano nel nostro territorio. I gruppi esistenti oggi sono formati da persone che sanno sparare e, molto spesso, hanno voglia di mostrarlo. Queste armi vengono dall’est e la Puglia è sempre stata un luogo di transito di molti collegamenti illeciti con questi Paesi, tanto che esiste un vero e proprio marketing e ci sono forti accordi commerciali.
Oggi il clan Campanale è l’organizzazione emergente e che mira ad eguagliare quella posizione di rispetto e terrore che avevano all’epoca i Capriati, e la loro “bravura” risiede nel fatto di sfruttare la crisi in cui si trova la Puglia. Nessuno ha soldi e loro, invece, hanno un’ampia disponibilità di denaro e questo garantisce loro una maggiore possibilità di controllo sulle persone.

Fino ad ora le organizzazioni criminali della Puglia non sono entrate in guerra con quelle di Bari, perchè hanno sempre mantenuto un vero equilibrio, ma se questo dovesse succedere porterebbe a una situazione di enorme difficoltà. Se la tregua dovesse saltare, non credo ci sarebbero invasioni nel territorio di un clan da parte di un altro, non credo nascerebbe una guerriglia urbana, ma ci sarebbero delle alleanze nuove che comporterebbero maggiore forza e controllo del territorio da parte dei clan, con la necessità di instaurare nuove gerarchie.
In pochi sanno che nella criminalità barese esiste un grado che si chiama “Regina Elisabetta” che è il decimo livello – il più alto – di affiliazione mafiosa (il grado più noto, quello di “Mammasantissima“, rappresenta il nono livello) ed è un grado che non esiste in nessun’altra organizzazione criminale. Attualmente a detenerlo è Savino Parisi, noto nella criminalità barese con il nome di “Savinuccio”. Questa rivelazione è stata fatta dal noto pentito Vito Tritta, nell’ambito del procedimento per mafia avviato dalla D.D.A. di Bari e denominato “Domino”, in cui Savinuccio, boss del quartiere Japigia di Bari, risultava imputato insieme ad altre 46 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, usura, turbativa d’asta e riciclaggio. Dalle sue deposizioni emerge proprio questo ruolo primario e di assoluto rispetto di cui Savinuccio gode nella realtà criminale barese, che giustifica l’attribuzione di un livello di assoluto potere.
L’attenzione deve restare sempre alta e l’opinione pubblica e la politica non dovrebbero interessarsi alla vicenda solo quando ci sono colpi di pistola per le strade, ma farlo anche, ed aggiungerei soprattutto, quando tutto pare tacere.
Fortunatamente abbiamo sempre avuto magistrati e forze dell’ordine preparati e mai distratti su questi avvenimenti ma, molto spesso, non supportati come dovrebbero per arginare un mare così ampio come quello della criminalità organizzata pugliese.

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Informazioni su Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”, con tesi di laurea su “Le prove non disciplinate dalla legge: le prove scientifiche”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA), con tesi di laurea su “L’abuso sessuale infantile: giurisprudenza e mezzi di contrasto; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 – 2012; Vice Presidente Associazione Culturale InformAEticaMente Vincitore di Principi Attivi 2012; Presidente Sezione Bari Associazione ONLUS "Sentieri delle Legalità" Per info, contattatemi all’indirizzo mail [email protected]

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